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<title>NERO kajal</title>
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<subtitle>parole slegate e versi a traccia libera</subtitle>
<updated>2012-04-19T12:21:05+02:00</updated>
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<title>A caduta libera</title>
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<updated>2012-03-20T14:53:08+01:00</updated>
<published>2012-03-20T11:06:00+01:00</published>
<summary>   “ Ma che gli dico a Fausto? E’ passata solo una settimana da quando mi ha...</summary>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;“ Ma che gli dico a Fausto? E’ passata solo una settimana da quando mi ha fatto gli auguri e io sono di nuovo qui perché, non so che cavolo sia, ma sento che c’è qualcosa che mi spinge giù, sempre più giù, senza sosta, verso le viscere della Terra”- &lt;/em&gt;&amp;nbsp;Erano questi i pensieri che tormentavano Vera mentre attendeva, nella sala di aspetto, di essere ricevuta dal suo medico di base. Solo il venerdì precedente aveva appreso di essere incinta, ma ciò non le era bastato per liberarsi dal malessere interiore che, da troppi anni, come il peggiore degli stolker, la inseguiva ovunque. La cosa peggiore era che da quando Vera aveva saputo che, di lì a poco, sarebbe diventata madre, la sua condizione di salute sembrava essersi aggravata. Il dolore da asintomatico prese a manifestarsi su tutto il corpo sottoforma di strane chiazze rosse di molteplice estensione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Negli ultimi sette giorni sentiva delle strane presenze sulla sua pelle che cercava di giustificare in qualsiasi modo: &lt;em&gt;“Maledetta colonia di pulci! Devo smetterla di far giocare Angoscia con gli altri cani nei giardinetti pubblici!”&lt;/em&gt;- era quello che si diceva per stare tranquilla e continuare a curarsi con l’olio di Neem. In realtà, lo sapeva anche lei che quei pizzichi improvvisi non potevano essere punture di insetto ma solo dei passi: passi di piccole dimensioni con gli artigli scheggiati come quelli dei topi che vivono nei cunicoli putridi delle fogne cittadine. Doveva essere così: era l’unica cosa che giustificasse la presenza di quelle macchie di carne putrida sul suo corpo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Non bastavano i sussulti indesiderati durante il giorno, ben presto iniziarono le notti insonni con la faccia bianca&amp;nbsp; esposta sul bordo precipitoso di una tazza di melissa, tiglio e biancospino e gli occhi avevano assunto il colore nero di Marcinelle è solo che dentro di loro non c’era la speranza che accompagnò gli emigranti italiani&amp;nbsp; alla frontiera, ma solo il gas letale che poco dopo li avrebbe condotti alla morte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Nell’ultima settimana, non appena iniziava a fare buio, Vera prese a non dormire più, per paura di essere assalita dai vampiri. Si svegliava intimorita, quando ormai i rumori del giorno avevano ceduto il posto al profondo silenzio della notte, con l’impressione che i canini aguzzi dei vampiri,&amp;nbsp; avessero affogato le proprie&amp;nbsp; punte insanguinate, nella carne matura del suo collo da ex teenager degli anni ’90. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Mentre pensava a cosa avrebbe detto a Fausto per motivare la sua presenza lì, non poteva fare a meno di stamparsi in faccia un sorriso beffardo. Aveva provato in tutti i modi a reprimere il suo apparente buonumore, ma più ci provava e più la sua risata sembrava vittima di un non voluto effetto eco a cui le risultava impossibile sottrarsi. Arrivò ad appellarsi alla sua presunta serietà e al buonsenso, per imporsi di smetterla di sghignazzare ma, nonostante i molteplici tentativi fatti, non riusciva a far tacere la risata automatica&amp;nbsp; che le si era installata perché, purtroppo, era ben consapevole che c’era qualcosa di strano nel suo dolore. Come poteva una futura madre, stare peggio del solito, dopo aver appreso di aspettare un bambino? L’avrebbero presa per pazza! Certo: era la cosa più facile da credere. In realtà, non era così! Vera era soltanto una persona insolita perché, a differenza di molti, non si faceva bastare l’apparente benessere che riflettevano le placche in argento di un paio di occhiali Ray-Ban. Non amava l’ostentazione e, tanto meno, sopportava l’omologazione di massa. Vera le voci bibliche della Torre di Babele le sentiva tutte e, purtroppo, aveva anche le vertigini che spesso assalgono chi si ostina ad arrivare dove non si può arrivare, con il risultato spiacevole che spesso si sentiva mancare il fiato, soprattutto, quando pretendeva da se stessa l’onniscienza. La cosa più assurda era che Vera continuava a voler saper tutto anche quando era una giornata buona per lei e fortunatamente si ricordava che nessuna statistica mondiale contemplava la perfezione umana. Era questa inutile ossessione che più di ogni cosa la fregava: la sua ostinazione a voler spostare sempre più verso l’alto l’asticella dei suoi primati. Non l’era bastato il diploma classico e la laurea in filosofia con il massimo dei voti. Per Vera, avere la risposta giusta per ogni cosa, era una necessità.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Stava aspettando il suo turno su uno sgabello rotante posto all’angolo più nascosto della stanza. Girava e rigirava intorno all’asse della&amp;nbsp; sedia e si serviva del piede sinistro per disegnare a terra un mezzo cerchio, usando la punta della sua ballerina beige come compasso. Non ce la faceva a stare ferma: doveva guardarsi intorno, il problema era che più cercava di mettere a fuoco la vista e più aveva l’impressione che tutto ciò che la circondava fosse grigio. &lt;em&gt;“Mi sento una merda! Anzi no, che dico: mi sento come una mosca che si nutre di merda dalla mattina alla sera!”&lt;/em&gt; - pensava.&lt;em&gt; &lt;/em&gt;Che fossero grigi i lunghi baffi alla Bismark dell’uomo che stava alla sua destra ci poteva stare: &lt;em&gt;“Eh, ma lui è vissuto nell’Ottocento!”&lt;/em&gt;- si diceva. Ma come poteva giustificare a se stessa il grigio che avvolgeva la ventenne che le sedeva di fronte, con i leggings push up e la spilla dell’Arcigay sul casacca a rombi? &lt;em&gt;“Mah, sarà una dark lady poco convinta!”&lt;/em&gt;- pensava tra sé e sé ridendo. Poi, però, si soffermò sul bambino di circa dieci anni che, approfittando della sua distrazione, stava cercando di rubarle la scarpa, credendo che bastasse quella per disegnare a terra un semicerchio perfetto. &lt;em&gt;“No, cavolo! Il bambino già vecchio no! Non ci posso credere!”&lt;/em&gt; A quel punto, bastò poco per rendersi conto che anche la sua ballerina, la stessa che aveva usato poco prima per disegnare a terra, nel frattempo, era diventata grigia. &lt;em&gt;“ Ma come, era beige fino a quindici minuti fa! Che cavolo sta succedendo?”&lt;/em&gt; La colse subito un sospetto: &lt;em&gt;“Oddio! Sarò tutta grigia anche io?”&lt;/em&gt; Doveva sapere! Così prese a risalire lentamente con lo sguardo lungo tutto il suo corpo ma, rendendosi conto che era proprio come temeva, ogni tanto tornava indietro dando l’idea di non sapere bene cosa fare. Si sentiva addosso lo sguardo di tutte le generazioni di pazienti che fino a quel istante aveva scrutato con fare beffardo, così si giustificò dicendo: &lt;em&gt;“No, è che oggi non ho fatto gli esercizi di squat…”&lt;/em&gt; Non ricevendo alcuna parola di consenso, tornò a sedersi con la sensazione che, a causa del profondo imbarazzo che stava provando in quel momento, il rosso fosse tornato a colorarle la faccia ma non poteva saperlo perché, purtroppo, non c’erano specchi nella sala d’attesa. &lt;em&gt;“Sarà un problema di vista! Deve essere un problema di vista!” &lt;/em&gt;– si ripeteva per tranquillizzarsi. &lt;em&gt;“Ci sarà di sicuro una soluzione… Anche nelle stampanti finisce l’inchiostro… poi uno compra la cartuccia nuova e risolve…” &lt;/em&gt;era quello che pensava, senza troppa convinzione, fino a quando nella stanza entrò Luce. &lt;em&gt;“Ma come? Perché lei la vedo a colori?”&lt;/em&gt;- si diceva portandosi le mani ai capelli. Non riusciva a spiegarselo, eppure doveva esserci un motivo per cui i suoi occhi avevano deciso di vederci bene solo per risaltare la bellezza innata di quella giovane fanciulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Luce era una ragazza&amp;nbsp; alta ed esile con gli&amp;nbsp; occhi gialli, luminosi e spinosi come i granai, nascosti, in parte, sotto il biondo dorato di una frangia leggera. Sembrava un angelo senza materia e senza tempo, coperto da un sottile velo di seta bianco. Dal suo volto traspariva gioia di vivere e spensieratezza. Nulla poteva offuscare la luminosità che naturalmente emanava. Vera ignorava il suo nome, fino a quando, quella sconosciuta che aveva catturato tutta la sua attenzione, ricevette una telefonata a cui rispose dicendo: &lt;em&gt;“Sì, sono io!&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Sono Luce!”&lt;/em&gt; Fu proprio in quel momento, al suono dei quelle poche parole, che Vera prese a fare pensieri inconsueti. Rifletteva: &lt;em&gt;“Nulla succede per caso! Se lei,&amp;nbsp; che indossa ogni giorno un nome così carico di speranza, è qui tra di noi, deve esserci per forza un valido motivo!”&lt;/em&gt; Continuava ad osservarla, e mentre andava alla ricerca del senso di quella inaspettata coincidenza, non censurava le idee più bizzarre che le venivano alla mente. &lt;em&gt;“Mai visto niente di simile!&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Con una come lei, potrei liberarmi finalmente dei dogmi cristiani di Maria..” &lt;/em&gt;Fu in quel preciso istante che, presa coscienza della gravità del suo pensiero, capì che doveva smetterla di andare alla ricerca di risposte perchè, se fossero realmente esistite, sarebbero state loro ad andare da lei e non viceversa. Così chiuse gli occhi stanchi e, d’un tratto, si accorse che non sentiva più i passi sporchi dei topi sul suo corpo, che era finito il Grande Slam che le pulci prima stavano giocando sul suo derma. Non poteva averne la certezza ma era convinta che, a partire da quella notte, non sarebbero tornati neppure i canini appuntiti dei vampiri a reclamarle sangue. Ormai, Vera era uscita dalle curve strette&amp;nbsp; dei punti interrogativi che fino ad allora si era ostinata a percorrere. Così si mise a cantare: &lt;em&gt;“Alla fiera del tè, per due dogmi, un topolino Vera trovò. Alla fiera del tè, per due dogmi, un topolino Vera trovò E venne Angoscia, che si mangiò il topo, che alla fiera del tè Vera trovò Alla fiera del tè, per due dogmi, un topolino Vera trovò E venne la pulce, che colonizzò Angoscia, che si mangiò il topo che alla fiera del tè Vera trovò. Alla fiera del tè, per due dogmi, un topolino Vera trovò E venne Luce, che cacciò la pulce, che colonizzò Angoscia, che si mangiò il topo, che alla fiera del tè Vera trovò..”&lt;/em&gt; Mentre stava cantando serena, Fausto si accorse della sua presenza e le chiese perché si trovasse di nuovo nel suo ambulatorio. &lt;em&gt;“Volevo salutarti e dirti che da quando siamo in due a camminare sulle stesse gambe, mi sento meglio: è come se soltanto adesso avessi iniziato a respirare a pieni polmoni”- spiegò Vera. &lt;/em&gt;Così Fausto le toccò la pancia, ancora timida, e le rispose dicendo: &lt;em&gt;“ Bene, ne sono felice!”&lt;/em&gt; Si salutarono e Vera si diresse verso l’uscita. Decise che sarebbe tornata a casa a piedi, attraversando tutto il centro di Bologna, sotto il cielo primaverile di maggio. A un certo punto, prese a scuotere il capo, da destra verso sinistra, come a dire &lt;em&gt;“Ancora non ci credo!”&lt;/em&gt; Si fermò solo al cospetto della Torre degli Asinelli, quando chiuse le gambe ed arrestò le braccia stese all’altezza delle spalle. Sembrava una riproduzione al femminile dell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, pronta a dimostrare a chiunque l’avesse voluto, che lei era perfetta così com’era. Restò immobile solo per qualche istante, poi riprese a camminare. Dieci minuti dopo era davanti all’uscio di casa, aprì la serratura, abbracciò Andrea e disse: &lt;em&gt;“Sara..”&lt;/em&gt;, lasciando intravedere i punti di sospensione che già si erano frapposti tra ciò che era stato e quello che ancora doveva avvenire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Tra le pieghe di una gonna a quadri</title>
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<updated>2012-01-27T18:17:54+01:00</updated>
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<summary>  Il mio è un ricordo vago! Scorrazzavo per tutta casa come un’invasata per...</summary>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Il mio è un ricordo vago! Scorrazzavo per tutta casa come un’invasata per vederli girare intorno a me. Erano tanti e di colore diverso. Erano tutti appoggiati su uno sfondo color lavanda. Abitavano la prima gonna che ebbe la fortuna di avvolgermi le natiche. Si trattava di un gonnellino fiorato con un laccio giallo che faceva da cinturino. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;E’ la prima immagine di me con le gambe scoperte che riesco a ricordare! Era il giorno del mio compleanno: quel giorno compivo tre anni e anche se avevo il taglio corto da maschiaccio che mi lasciava il mento scoperto, dal ventre in giù, già iniziava ad intravedersi la donna che sarei potuta diventare. Dico “potuta diventare” perché alla fine non lo sono mai diventata del tutto!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;Dopo quella volta, sono rare le occasioni in cui ho lasciato che non fosse la tela ruvida di un paio di jeans a modellarmi i fianchi. Eppure quel giorno, il 15 giugno del 1985, me lo ricordo bene. Anche se non potevo ancora sapere cosa significasse essere donna secondo la visione patriarcale del termine, quel giorno iniziai ad atteggiarmi come tale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Ricordo ancora le parole di mia madre: “ Stai ferma che ti devo sistemare la gonna!”, ed io che non me ne curavo e, nel frattempo, pensavo in silenzio: “ Ma io non c’entro niente con questa roba! Perché mi ha vestita come Barbie? Lo sa che adoro giocare a pallone e che ho sempre le ginocchia sbucciate!”; eppure, la lasciai fare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;Durò poco! Ben presto i nastri rosa del femminismo contagiarono anche me, come avevano già fatto con milioni di altre donne che, stanche di “partorire figli come conigli”, iniziarono a pretendere, ad alta voce, &amp;nbsp;la parità dei sessi. Iniziai a sognare slogan radicali del tipo “ Indosserò un saio in pubblico, quando tu uomo indosserai un kilt per andare a lavoro!” o “ La differenza tra una minigonna e un tubino, la faccio io!”, ma anche questo periodo della mia vita si concluse presto, senza lasciare particolari strascichi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Negli anni, lasciai che Alessandro, il mio primo ragazzo, mi dicesse: “Lo sai perché non ti trucchi? Perché odi le gonne? Perché le ritieni cose da donne effimere!” E mentre lo diceva, aveva l’aria sdegnata, di chi sogna una donna diversa: una donna appariscente a cui piace farsi vedere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Ho lasciato che Michele, l’uomo a cui, in seguito, espressi il mio interesse, senza cedere, di fatto, alle sue avances, mettesse in discussione la mia eterosessualità. Un giorno, sorridendomi bisbigliò: “A te non piace fare l’amore!”, e io già stavo morendo, non solo perché la sua affermazione era totalmente sbagliata, ma anche e soprattutto perché avevo una voglia infinita di farlo con lui. Ho continuato a voler fare l’amore con Michele, non arrivando mai a concedermi, per i successivi tre anni. Furono i tre anni più “mascherati” della mia vita! Chili e chili di lana mista ad acrilico che avvolgevano giorno e notte il mio corpo da ventenne. Gli occhiali in celluloide nera che mi appesantivano lo sguardo vitreo. Le polacchine marroni che mi fasciavano i piedi d’estate e d’inverno. E sempre le gambe ben nascoste dentro un paio di pantaloni di cotone. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Adesso basta! Ormai è finito il periodo delle contestazioni di piazza e delle recriminazioni private! Non ho più l’età per potermi vergognare di quella che sono: un essere umano di sesso femminile! E’ tramontata l’idea malsana di annullare il corpo per lasciare libero sfogo alla mente! Ora ho finalmente riscoperto il piacere di indossare una gonna con leggerezza e brio, un po’ come accadde il giorno del mio terzo compleanno; e ogni volta è una cosa diversa, ma pur sempre un piacere. Questo perché, da donna matura, ho capito che ci sono modi più intelligenti &amp;nbsp;che, utilizzare il proprio corpo, per esprimere le proprie idee. Così ho iniziato a pensare seriamente anche tra le pieghe di una gonna a quadri.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Identità in progress</title>
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<updated>2011-11-27T17:14:54+01:00</updated>
<published>2011-11-20T11:00:00+01:00</published>
<summary> &quot;Non ti riconosco più!&quot;- è una cosa che ho pensato spesso riguardo a molta...</summary>
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&lt;p&gt;&quot;Non ti riconosco più!&quot;- è una cosa che ho pensato spesso riguardo a molta gente che mi stava accanto.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'ho sempre accettato! Credo sia necessario evolversi negli anni per stare alla pari con le proprie situazioni ed i propri sentimenti!&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ciò che trovo assurdo e riprovevole è mostrarsi diversi in base all'interlocutore che si ha dinanzi. Di quanta poca personalità dispone chi lascia che siano gli eventi a decidere per sè? Di quanta poca autostima dispone chi rinuncia alle scelte?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Forse l'origine della personalità multipla è dovuto al fatto che ci si è relazionati con gli altri prima di iniziare a comunicare con se stessi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Alla domanda &quot;Cosa ti piace?&quot;- la maggior parte della gente &quot;dai molti poli&quot; risponderebbe: &quot;Non lo so! Per me è indifferente! Va bene quello che dici/fai/vuoi tu!&quot;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quanto mi urta la gente apparentemente permissiva: la gente che non si assume mai le proprie responsabilità eppure si viene a rifornire nel mio stesso paniere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E quanto è vana e vile la vita degli uomini in plastilina! Sicuramente è molto faticosa: adattarsi ai gusti del mercato, sposare la teoria &quot;copernicana&quot; di turno senza accertarne la fondatezza, accettare dogmaticamente l'esistenza di &quot;nuovi mondi&quot; mai visitati, ecc.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' vero! L'identità, scusate il gioco di parole, è un'entità mutevole che si complica nel tempo perché si nutre continuamente di conoscenza e di esperienze quotidiane. Ma non dovrebbe impoverirsi! Dovrebbe lasciar cadere le paure puerili legate al vissuto breve dell'infanzia ma non può rinunciare alle proprie credenze incamerate nel corso della vita: non può farlo se prima di impossessarsene ha cercato di confutarle senza successo ed è pervenuto alla consacrazione della loro fondatezza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ci sono troppe bandiere che sventolano la propria faccia guardando contemporaneamente a realtà contrastanti! Molto probabilmente la incoerenza è frutto della poca importanza che si dà a se stessi e alla propria vita. Sicuramente la mancanza di continuità è necessaria per garantire il progresso, in senso lato, delle cose ma andando a rimuovere sempre i capisaldi della nostra esistenza non si perverrà mai a nulla, perchè potremo registrare solo un'inevitabile involuzione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Siamo come massi che andrebbero modellati dal tempo ma purtroppo c'è chi continua a scanzarsi quando inizia a soffiare il vento delle risposte mature. Così facendo si condanna ad essere vittima dei capricci del tempo e delle sue intemperie.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si diventa o meglio si resta poco interessanti perchè non si ha nulla di nuovo da raccontare. Certo si hanno meno probabilità di sbagliare ma ci si condanna ad avere una identità omologata al mondo convenzionale, e la cosa più grave è che spesso se ne ignorano le ragioni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'identità chiede di essere plasmata secondo i nostri gusti e le nostre scelte, di portarsi addosso le cicatrici dei nostri drammi, di esprimersi con gli occhi vivi, di indagare gli eventi, di rinnegare le idee precostruite e di ideare nuove teorie basate su principi già convalidati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche oggi porterò a spasso la mia identità: lascierò che il vento del cambiamento porti via con sè le paure che ancora non mi permettono di spiccare il volo con le ali spianate.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche oggi parlerò con me stessa: mi interrogherò sui dubbi che mi assalgono quando sono in compagnia del silenzio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche oggi mi lascerò attraversare dai sogni: farò sì che le sane illusioni mi strappino qualche sorriso ingenuo e che disegnino percorsi più o meno valicabili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche oggi farò la conta di ciò che resta: inizierò da me stessa e rinuncerò all'idea che esiste tutto ciò che vorrei, perchè il vero merita di essere percepito con i sensi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche oggi mi rallegrerò: riderò delle pene che mi sono autoinflitta quando volevo imporre a tutti i costi la mia identità dinanzi alla gente che vuol essere banale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ormai ho abbandonato per sempre le città di Sodoma e di Gomorra e non intendo voltarmi indietro, come fece la moglie di Lot, e trasformarmi inesorabilmentre in una statua di sale destinata solo a sgretolarsi nel corso del tempo. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Il direttore Moscow</title>
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<updated>2011-10-24T18:53:25+02:00</updated>
<published>2011-10-24T18:22:00+02:00</published>
<summary> Era una giornata tiepida di giugno e c'era molto vento a Sibari. Cristina...</summary>
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&lt;p&gt;Era una giornata tiepida di giugno e c'era molto vento a Sibari. Cristina era lì per partecipare alle nozze della sua cara amica Sandra. Aveva deciso solo all'ultimo di esserci.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cristina era una ragazza comune, per niente avvezza alle ufficializzazioni, una di quelle donne abituate a nascondere la propria estetica ed anzi quasi dedita alla propria devastazione fisica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non amava sentirsi addosso lo sguardo della gente e allora si lasciava andare nel vestire, esagerava col cibo, si nascondeva spesso dietro una montatura oscena di occhiali in celluloide nera o dietro un taglio di capelli maschile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure non era brutta. Aveva una grazia che nulla poteva occultare. Una delicatezza d'animo e un carisma che traspariva dagli occhi e dal modo in cui muoveva le mani.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non è che non fosse consapevole delle proprie doti, è che per convenienza tendeva a nascondere la propria attitudine naturale ad essere bella di fronte all'opinione pubblica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non era una questione di insicurezza. Cristina di sicurezza ne aveva da vendere. Il punto è che volendo evitare l'amore, evitava di essere corteggiata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quel giorno di metà giugno compì però una leggerezza: con l'intento di apparire decente in mezzo ad una platea infinita di gente, diede libero sfogo alla propria femminilità. Alla cerimonia sfoggiò un tubino sulle tinte del marrone, scarpe e borsa color avorio, trucco delicato ma d'effetto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Trascorse quella giornata di festa perdendosi tra il rinfresco e le danze obbligate, pensando che nient'altro le sarebbe accaduto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si sbaglio! Mentre Cristina cercava in tutti i modi di nascondere gli occhi &amp;nbsp;nel piatto di turno, c'era qualcuno che ne rimase folgorato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si trattava del Direttore del albergo, un tal Direttore Moscow.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questi era dodato di quella classica eleganza che ti frega o almeno così successe nel caso di Cristina.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il Direttore Moscow si palesò solo a fine serata, quando ormai la sala da ballo era quasi deserta e gli invitati si erano già quasi tutti congedati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con una scusa si procurò il numero di telefono di Cristina.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non perse tempo, subito l'invitò a trascorrere il seguito della serata insieme, ma Cristina sentendosi offesa dalla proposta impertinente del Direttore Moscow, rifiutò l'invito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questi continuò a cercarla: la cercò la mattina successiva, quando ormai Cristina era già di ritorno nella sua amata Bologna; la cercò nei giorni successivi, quando i festeggiamenti erano ormai lontani.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A Cristina piacevano le attenzioni che le rivolgeva il Direttore Moscow, ma seppè presto che, oltre alla distanza, a mettersi tra di loro c'era anche la presenza di una moglie ingombrante, la cui esistenza (come da copione) le venne svelata solo in seguito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A quel punto cosa poteva fare Cristina? Aveva paura di amare perchè innanzitutto aveva paura che un giorno avrebbe dovuto fare a meno dell'amore.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fu semplice. Il giorno del suo compleanno chiese al Direttore Moscow di farle un regalo speciale: gli chiese di cancellare il suo numero e di non cercarla più.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il Direttore Moscow non esitò a mantenere la parola data e così &amp;nbsp;da quel giorno i due non si senirono più.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quel fragile sentimento si perse nel vento; in quello stesso vento che soffiava il giorno del loro incontro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da allora, quando c'è il vento Cristina continua a girarsi in vano nella speranza che il Direttore Moscow la sorprenda alle spalle e che con lui giunga anche l'amore nella sua vita.&lt;/p&gt;
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<title>L'infinità di senso che vuoi</title>
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<updated>2011-10-12T09:40:42+02:00</updated>
<published>2011-10-07T18:24:00+02:00</published>
<summary> Quante volte ti ho suggerito le parole? Quante volte ho inarcato il...</summary>
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&lt;p&gt;Quante volte ti ho suggerito le parole? Quante volte ho inarcato il sopracciglio sentendoti parlare? Quante volte mi sono detta &quot;Ma che dice? Non ha capito quello a cui mi riferivo!&quot;? Troppe volte e sbagliavo!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi ostinavo a raccogliere la verità in una bolla di sapone e a farla veicolare tra la gente affidandomi al fiato corto del vento; non pensado che anche &amp;nbsp;Eolo si sarebbe stancato di fare da messaggero e che la bolla prima o poi avrebbe finito per dissolversi nella quiete del buon tempo e a far disperdere nel vuoto il mio &quot;credo&quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo so che il mondo è pieno di orizzonti, che si possono calvalcare mille onde da latitudini diverse, che il tuo profilo è bello e brutto nello stesso scatto, che io sono intelligente e stupida nello stesso gesto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;So che posso farti entrare e posso lasciarti fuori con un &quot;Ciao!&quot;, che il mio linguaggio è come il tuo ma il nostro sentire si arresta su frequenze diverse, che a me può star bene in tuo tutto e a te può star bene il mio niente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;So che si vola per cadere ma so anche che si fanno le scale per salire.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;No, non voglio incatenarti in una visione riduttiva, nè relegarti in un'angolazione ottusa: voglio che il nostro sia un incontro a tutto tondo! Che tu mi dica &quot;Non lo accetto! Per me è sbagliato! E' pretestuoso! E' solo un significato calato in un contesto!&quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da te, da tutti, mi aspetto il muticulturalismo, le tante etnie, il paganesimo, mi aspetto l'inventiva del genio e la banalità di chi è stanco.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi aspetto che delle persone traspaia tutto, perchè nell'animo umano tutto regna.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi aspetto il bacio d'amore quanto il bacio di comprensione, perchè tutto ha valore.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;So che tu sai far volare le foglie d'autunno ma so anche che hai una paura fottutissima di farle cadere; eppure le accarezzi con le dita da giardiniere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non c'è niente da fare, fai ridere perchè ti volti sempre cercando l'arcobaleno anche quando non ha piovuto e Dio non ha bisogno di ricordarci il patto concluso con gli uomini ai tempi di Noè.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure hai gli occhi color indaco, disegni a terra infinite prospettive, sai dar senso ai miei sensi e ai sensi del mondo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sei l'uomo moderno: sei l'uomo del terzo millennio!&lt;/p&gt;
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<title>I contrari hanno un significato solo</title>
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<updated>2011-10-12T12:37:08+02:00</updated>
<published>2011-10-05T15:35:00+02:00</published>
<summary> Diffidare, diffidare sempre di chi si rivolge a te definendoti il suo...</summary>
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&lt;p&gt;Diffidare, diffidare sempre di chi si rivolge a te definendoti il suo contrario! Diffidare, diffidare sempre di chi si rivolge a te definendoti uguale a se stesso! La verità è che chi va avanti per contrapposizioni, non apprezza gli altri e quindi va lasciato solo; così magari inizierà a capire che nessuno può fare a meno dei suoi simili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le diversità e le analogie esistono, ovvio, ma gli universali di categoria sono contenitori per chi ha bisogno di schierarsi anche quando non si è in guerra.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Basta con le giustificazioni ed il perdono cristiano: chi non ha il carattere per uscire fuori dagli stereotipi, chi non riesce a buttare fuori quel 1% di personalità che forse gli rimane, resti pure in ombra e non cerchi di oscurare il sole regalando il buio ad un carattere ingombrante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'uomo è singolo, solo, unico, irripetibile nel suo complesso di pregi e di difetti. Nasce da solo e se ne andrà da solo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel rispetto della sua unicità, ogni singolo uomo dovrebbe solo avere la presunzione di prendere dagli altri e non di togliere: prendere il bene, i consigli, il rispetto; e non togliere la fiducia negli altri, la stima in se stessi, la voglia di andare avanti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non è così! Molti esseri miseri si nutrono degli altri, &amp;nbsp;della loro positività e del loro ottimismo, e così facendo, a volte, &amp;nbsp;riescono a rovesciare le parti. Capita che un &quot;bravo&quot; diventi &quot;cattivo&quot; e viceversa. E sì, sarà anche colpa del &quot;bravo&quot; che si è lasciato plasmare dal &quot;cattivo&quot; ma è anche colpa del &quot;cattivo&quot; che ha voluto consapevolmente privare il &quot;bravo&quot; del dolce volto del bene.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una persona cinica potrebbe dire che i cattivi dovrebbero essere premiati perché fanno il &quot;lavoro sporco&quot; anche per i buoni ma non è così. I Buoni sanno fare a meno del male fine a se stesso: amano la giustizia anche a costo del dolore! E chi è buono, lo sa bene!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I buoni incontreranno sempre i loro contrari, i cattivi, e non potranno mai eliminarli, anche perché altrimenti diventerebbero come le persone che odiano. Odiano? In realtà i buoni non potrebbero neanche odiare, altrimenti i cattivi cosa farebbero? I cattivi potranno mai amare sinceramente? Mi sembra una cosa improbabile! Magari crederanno di farlo! Sicuramente, con poca difficoltà, riusciranno a trasformare un amore nascente in un utile dispensatore di emozioni temporanee. L'unica attenuante che hanno è che alcuni di loro, quando il dispensatore è in funzione, non se ne rendono neanche conto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tutto ciò ha un costo: si traduce nella perdita di una buona percentuale di buoni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E allora diciamo pure che i contrari non esistono: i buoni, a contatto con i cattivi si sporcano l'anima e i cattivi (è più raro!) a volte redimono.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'animo umano ha un significato solo: puo' avere due facce, una più bella dell'altra, ma non puo' avere i piedi imprigionati nelle sabbie mobili del cattiveria, nè il cuore traboccante d'amore sacro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo perchè ci sarà sempre un cattivo che, durante l'inabissamento, chiederà aiuto a qualcuno e ci sarà sempre il buono pronto a tendergli la mano e a rimpiazzarlo in mezzo al fango, e tutto si ripeterà in eterno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure questo discorso non mi ha convinto. Credo che continuerò ad odiare i cattivi. Ma forse mi ci vorrà solo un po' di tempo: il tempo di cambiare abito oppure il tempo di trovare un cattivo che mi sostituisca nel fango. Perchè prima o poi capiterà anche questo. Ed io ci credo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Perché ti scansi?</title>
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<updated>2011-09-29T09:24:18+02:00</updated>
<published>2011-09-28T19:04:00+02:00</published>
<summary> &amp;nbsp;Quante volte mi sono voltata per cercarti? Non c'eri! Al tuo posto...</summary>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;Quante volte mi sono voltata per cercarti? Non c'eri! Al tuo posto c'era sempre un passante diverso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Più volte ho pensato che fossi tu a parlarmi con una voce presa a prestito dal mondo. Dicevi: &quot;Piacere di averti conosciuto!&quot; Ma s'eri davvero tu perchè te ne sei andato? Avresti dovuto girarmi attorno come fa l'ossigeno quando vuole alimentarmi, oppure buttarmi la luce negli occhi come fa il sole capriccioso delle 12.00. Non l'hai fatto! Ammettilo! Forse non eri tu. Stavi bluffando? Dillo! Vuoi farmi impazzire!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che occhi indosserai stasera? Quali labbra userai per parlarmi? Tu lo sai, io sono come te: mi perdo nell'aria di inverno e, quando voglio, soprendo alle spalle.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi sono voltata troppe volte ma non ho mai incontrato i tuoi passi. Li disegnerei io, a terra, con il gesso. Farei tutto questo per toccarti ma tu non hai corpo. Passi da un vestito all'altro sorridendo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tu cammini, io accellero per raggiungerti ma tu scappi sempre e &amp;nbsp;alla fine mi sfuggi. Sei un bugiardo! Di notte fai le tue apparizioni stupide. Mi accarezzi il volto, poi però quando apro gli occhi ti dissolvi nel silenzio del mattino.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Perchè scappi? Lo sai che, nel tuo nome, farei infinite follie! Sì lo so, non sarebbe una grande fatica per me; che ai gesti eclatanti sono abituata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ti prometto che quando avrò paura mi legherò le mani e che, se al tatto dovessi tremare, mi lascerò attraversare dal freddo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cosa vuoi di più? Sì, sono disposta a piangere e lo sai che non l'ho mai fatto prima: non ho mai pianto quando mi hai presa in giro facendomi credere che c'eri tu dietro quei volti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quanti nomi mi hai fatto odiare e poi voler bene?!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sei cattivo! Fatti trovare! Lo so, io per prima mi sono resa invisibile e inafferrabile come il vento, ma anche io so volare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Voglio te perchè la tua assenza già la conosco. Ora lo so bene: voglio i tuoi occhi, la tua voce, le tue labbra, le tua carezze, tutte in un corpo solo!&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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