03/09/2011
La corsa con i sacchi
Tutti sanno in cosa consiste la corsa con i sacchi. Forse definirla una disciplina agonistica è un'esagerazione. Diciamo che è un gioco in cui in molti si sono cimentati da bambini. E' un gioco a staffetta dove ad ognuno viene assegnato il proprio tragitto da percorrere. Se uno sbaglia, verrà punita la squadra ma, in ogni caso, toccherà sempre e solo al giocatore che inciampa rialzarsi in piedi per ripartire da dove è caduto, facendo affidamento solo sulle proprie forze.
E' un pò quello che succede nella società! Quando qualcosa funziona male, ne risente tutto ciò che gli sta attorno e che anche solo indirettamente ne viene influenzato. Quando però l'elemento che fa difetto viene individuato, a venir rimosso sarà soltanto quest'ultimo.
Viviamo nella società del risparmio e del "sano" egoismo dove ciò che conta è il risutato!
Ad ognuno di noi viene affidata la propria corsia e, anche se sappiamo che alla fine della gara ci aspetta il traguardo, nessuno sa di preciso quale volto sarà lì pronto ad attenderci e, soprattutto, con che volto l'accoglieremo.
Ci viene richiesto di correre perchè altrimenti ci si atrofizzerebbero gli arti a furia di restare fermi a contemplare il cielo. Ci viene assegnato uno spazio vitale definito e un tempo di percorrenza variabile a seconda del corridore . Ma nessuno ci detta l'andatura da tenere.
Un proverbio popolare, molto conosciuto, dice che "Chi va piano, va sano e va lontano". Io credo che la fretta non sia mai buona consigliera ma credo anche che sia maledettamente stupido chi resta impassibile, pronto a farsi cullare sull'amaca del vicino.
Solo affrontando il percorso con convinzione si potrà capire cosa si sta realmente facendo, nel senso che se ne potrà capire il senso pieno.
Se domani venisse da me un preparatore atletico e mi dicesse che mi vuole portare alle Olimpiadi di Londra del 2012, gli direi "Certo non come partecipante?! Vero?" Questo perchè per me tagliare il traguardo ora non significherebbe niente; se non avere la minima possibilità di vincere un pacco di soldi. Ma parliamoci chiaro: quante possibilità avrei di farcela? Prossime allo zero! E di fare invece un figura barbina? Un'infinità!
Passando oltre il dato statistico e soffermandoci sul dato di fatto, comunque non significherebbe abbastanza per la mia persona perchè non c'è stato il viaggio: quel complesso di convinzione mentale, di preparazione fisica, quella fatica che ti spinge al limite, quella voglia di investire produttivamente il tempo.
Gli direi di no! Gli direi: "Signor Tal dei Tali, sono molto lusingata della sua proposta ma lei ha sbagliato persona!"
Con questa affermazione avrei implicitamente ammesso a me stessa che la mia strada è un'altra e, che anche se qualche volta il romanticismo o le vertigini mi portano ad alzare lo sguardo verso l'alto alla ricerca di un destino predefinito, io lo so che il significato del viaggio lo decido io e che, anche quando mi sento fuori forma, tutti i giorni corro alla conquista del mio esistere.
Ne buchiamo di sacchi!E non tutti sono abili a maneggiare la juta come si fa con le camere d'aria di una bicicletta. Se è possibile riparare i nostri fallimenti, di certo lo faremo con le nostre mani. Se non dovessimo esserne in grado, ci sarà un altro sacco, pronto da indossare, ad attenderci. Ad oltranza, fino a quando non riusciremo a trovare il sacco che ci calza a pennello e che ci rende piacevole, anche sopportare la fatica, durante la corsa alla conquista del nostro senso, tutto personale, della vita.
15:17 Scritto da: ernestina82 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook

I commenti sono chiusi