06/07/2011

Giocasta al "palo"!

 Si lasciò andare giu con un laccio al collo, assecondando la forza di gravità. Negli occhi aveva ancora l'incredulità e il tormento mentre il corpo prese a pietrificarsi per il freddo.

Continuava a girare il ciclo tebano e a sorridere la Sfinge.

Il Coro plebeo pregava reclamando, per pietà, la benevolenza degli dei.

Giocasta era morta: era morta la madre e, con lei, la moglie del re di Tebe. Si era esaudito l'oracolo de Delfi: " Accadrà tutto dove le tre strade s'incontrano. Il padre sarà ucciso per mano del figlio. Tutto si consumerà nel silenzio fino a quando la Verità, con sdegno, mostrerà la propria faccia di sventura." 

Pensare che Laio e Giocasta fecero di tutto per sottrarsi al proprio destino di morte ma questa volta toccò alle Keres, le dee del destino avverso, emanare l'editto. C'era scritto "Morte per vergogna. Pubblica umiliazione del regno di Tebe agli occhi del Mondo Antico."

Il destino fu crudele con Giocasta. La obbligò a disfarsi del figlio in gioventù. Lo credette morto per anni. Lo credette morto fino all'ultimo dei suoi giorni. Probabilmente voleva saperlo morto e fu anche per questo che, per ira di Afrodite, si procurò la morta.

Che madre è, una madre che per sottrarsi ad un destino funesto, ordina ad un suo servo di uccidere il proprio figlio? Avrebbe mai potuto vivere serenamente una complice d'infanticidio?

Mah, e chi lo può dire? Di certo per Edipo non fu una fortuna risolvere l'indovinello della Sfinge: "Quale animale al mattino cammina su quattro zampe, a mezzogiorno su due e di sera su tre?"

Scommetto che a questo punto nessuno vorrebbe rispondere all'indovinello. Figuriamoci se lo faccio io. Chi è interessato a conoscerne la risposta provveda pure a informarsi da sè.

Eppure c'è chi riuscì a risolvere l'indovinello. Fu proprio Edipo, il figlio di Giocasta; che così salvò la città di Tebe dalla maledizione divina. Sarà mica per questo motivo che gli venne svelato il proprio dramma?

Povero il figlio non voluto. Povero il Re creduto "illegittimo". Povero il germe marcio e povero il terreno avvelenato.

Evviva la vita. Evviva il Vero. Che sempre si mostra con lo scettro sovrano. Che batte la terra e le ridona fertilità e purezza.

"Che io ti veda ora per l'ultima volta!" probabilmente furono queste le ultime parole che Giocasta riuscì a sentire prima d'incontrare, con il figlio Edipo, il buio delle tenebre.

Eppure qualcuno si doveva sacrificare. Più importante è la richiesta e più grande dovrà essere il sacrificio.

L'intercessione degli dei per fermare il "ciclo tebano": non avevano chiesto mica di fermare il "Giro giro tondo". Il sacrificio regale a quel punto era, più che richiesto, un obbligo. E così fu.

04/07/2011

Con gli occhi di kajal

Il tavolo dei pensieri oggi traballa: sta versando polvere di kajal!

La mano da pittrice non può fare a meno di disegnare il proprio volto!

Il sangue caldo rapidamente sbanda lungo le pareti delle vene. Il senso d'impotenza continua a cresce e non sa come fluire. Le dita non hanno ancora smesso di tremare e con le punte ricercano nuove ombre da incorniciare.

"Non è lei, non è lei, non è il suo profilo!"

Ed il pugno torna a batte sulla tempera e a rimescolare colori. Poi si lascia andare dolorante senza tono.

Al pugno segue il corpo: é tutto accasciato! Nasconde la testa tra le gambe e lascia venir giù solo le punte nere!

All'improvviso la testa inizia a muoversi. Si aprono gli occhi e lo sguardo si perde tra le crepe delle piastrelle incrostate.

Segue lo slancio: testa china, busto dritto e, di nuovo, su col sostegno delle gambe.

Lo sguardo è di nuovo al cospetto della tela. E' ancora intimorito ma riesce, con coraggio, a rompere il bianco delle trame.

Pennellate di nero sul superficie indifesa.

Scorre decisa l'idea dell'artista: dalla testa al cuore fino a palesarsi fiera tra i fili imbevuti di "catrame".

Con la mano scorre l'idea e con l'idea scorre la mano.

Seguirono strisce di colore tetro, prospettive, chiaroscuri, sbavature..e ancora pugni chiusi sulla tavolozza dei colori, cedimenti a terra con corpo raggomitolato su se stesso. Poi ancora slanci, gradazioni di nero, gocce mal assorbite, tratteggiamenti..

Il pugno tornò a battere più volte sul pavimento. Ma con la stessa velocità, la tela iniziò ad abitarsi e a presentare il suo nuovo volto.

Ormai aveva un'identità!

Il suo profilo era nato dalla cenere. Il suo destino era tornare alla cenere. Ma cosa importava? Che senso aveva interrogarsi sui tempi morti (il passato ed il futuro)? In quel preciso istante esisteva. Profumava di vernice e di conquista. Negli occhi aveva l'amore: passione e dolore tutto insieme.